Meteoropatico o Meteosensibile

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Meteoropatico o Meteosensibile2018-08-03T20:28:18+00:00

Sei meteoropatico o meteosensibile?

La meteoropatia è un termine che sta ad indicare un insieme di disturbi di tipo psichico e fisico che si verificano in presenza di determinate condizioni e variazioni meteorologiche. A differenza di qualche anno fa, oggi in numerose universita’ si studia come il clima influisce sul nostro sistema neuro immuno endocrino.

Il soggetto meteoropatico o meteorosensibile è quella persona che, per fattori costituzionali o acquisiti, ha una particolare labilità a contrarre la meteoropatia; si tratta soprattutto di donne, in particolare quelle che hanno varcato la soglia dei quarant’anni di eta. Secondo gli ultimi studi effettuati alla Cattedra di Psicologia dell’Universita’ Cattolica di Milano il disturbo sembra colpire un italiano su tre.

Il soggetto meteoropatico è quindi particolarmente predisposto ad un cambiamento d’umore e di condizioni fisiche a seguito di intense variazioni climatiche. Normalmente egli accusa disturbi prima che si verifichino mutamenti delle condizioni del tempo; il soggetto può accusare nervosismo, irritabilità, insonnia; tali sintomi progrediscono poi nella fase acuta corrispondente alla variazione del clima, durante la quale si manifestano debolezza, depressione, apatia. I sintomi si attenuano fino a scomparire del tutto con la fine della situazione climatica.

Le cause della patologia sembrano essere strettamente legate al funzionamento dell’ipofisi, ghiandola situata alla base del cranio. Il lobo anteriore di questa ghiandola, chiamato adenoipofisi, produce l’ormone adrenocorticotropo (ACTH o corticotropina), conosciuto anche come ”ormone dello stress”.

Tale ormone viene prodotto in quantità maggiore alla mattina e minore alla sera; in caso di cambiamenti climatici, generalmente in occasione di una diminuzione della temperatura esterna, la produzione di ACTH aumenta, provocando nei meteoropatici irritabilità e nervosismo,coinvolgendo la tiroide, con produzione di tiroxina, e il surrene, con anomala produzione di catecolamine(le quali si innalzano tipicamente nelle condizioni di stress).

Contemporaneamente si verifica una diminuzione delle endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello, aventi proprietà analgesiche, con la conseguenza di una diminuzione della soglia di sopportazione del dolore.

Il fenomeno è comunque assai aumentato negli ultimi anni, in rapporto diretto, sembra, con il maggior concentramento degli inquinanti, in particolare le polveri sottili; siccome lo stesso rapporto è ormai accertato esserci anche nei riguardi delle patologie allergiche e asmatiche, si ipotizza un meccanismo immunitario,oltre che endocrinologico, anche per le meteoropatie, che comunque, almeno per ora, non vengono considerate alla stregua di vere e proprie malattie.

Si definiscono invece meteoropatici secondari, quei soggetti che soffrono già di specifiche patologie (allergie, artrosi, asma, emicranie, reumatismi,) ma che subiscono una accentuazione dei sintomi proprio in corrispondenza delle variazioni climatiche. Le sindromi meteoropatiche secondarie, anch’esse in forte crescita, interessano ormai circa un quarto della popolazione rispetto al 5-10% degli anni ’50/’60.
La sintomatologia meteoropatica, scatenata dai cambiamenti bruschi delle condizioni del tempo, ha una insorgenza acuta, una frequente anticipazione (nel senso che l’individuo interessato incomincia a soffrire prima che si realizzino i mutamenti climatici), e una rapida attenuazione o scomparsa con il cessare della condizione scatenante o con il subentrare di una condizione ambientale opposta.

Ma a tutt’oggi non si hanno sicuri elementi che permettano di identificare una particolare personalità con la meteorolabilità. Le condizioni stressanti determinano una predisposizione a questo tipo di sofferenza. Intensi e soprattutto bruschi squilibri atmosferici possono esplicare un’azione aggressiva nell’organismo umano, al punto da provocare in soggetti predisposti uno shock meteorologico.

Ogni organo o apparato che sia già cronicamente ammalato può essere bersaglio di manifestazioni meteoropatiche. In un substrato organico labile, il meccanismo di autoregolazione non è sempre in grado di fronteggiare il brusco variare delle condizioni ambientali e la gravità degli eventi patologici che ne scaturiscono è variabile: da un semplice stato di malessere generale a morte improvvisa.

In modo particolare sono colpiti il sistema nervoso, l’apparato cardiocircolatorio e respiratorio. Nel soggetto sano, in genere, alcune ore prima della comparsa dei mutamenti climatici possono presentarsi irrequietezza, irritabilità, insonnia, abnorme reattività a modesti stimoli esterni; con il sopraggiungere dello stress meteorologico si accusa debolezza, apatia, depressione o iperattività. I soggetti già malati peggiorano.

La fase prodromica, che si manifesta ore o giorni prima della perturbazione atmosferica, è causata dall’aumento degli ioni positivi nell’aria e si caratterizza per una serie di alterazioni funzionali respiratorie e per uno stato di ipereccitabilità neuropsichica.

La fase della sofferenza vera e propria si configura con uno stato di indebolimento, abbassamento della pressione arteriosa e , generalmente, depressione neuropsichica. I cambiamenti di temperatura, di pressione barometrica o del tasso di umidità possono essere all’origine della malattia.

Nella fase della sindrome vera e propria si osserva una diminuita escrezione urinaria di catecolamine, come l’adrenalina e la noradrenalina, che sta a significare una insufficienza corticosurrenale, quindi una ridotta capacità di rispondere agli stress. Ancora, il soggetto meteoropatico può riferire cefalea, edemi, palpitazioni, vampate di calore, brividi, aumento della sudorazione, manifestazioni allergiche, sordità parziale, disturbi provocati dalla luce, aumento della quantità di urina prodotta, difficoltà nel movimento, difficoltà alla concentrazione, stato confusionale, debolezza generale e astenia muscolare, dovute anche alla tendenza all’ ipoglicemia, cioè alla riduzione del tasso di zuccheri nel sangue.

Le più note meteoropatie sono le anemopatie , come la sindrome dello scirocco, la sindrome del vento dell’est, la sindrome del Fhon, la sindrome del vento del sud e la sindrome del vento del deserto ; la “sindrome da scirocco”, che proviene dal Sahara africano e soffia verso l’Italia del sud e la Grecia trasportando con se la sabbia del deserto.

Il vento caldo e’ in grado di provocare irrequietezza, palpitazioni, insonnia, stati ansiosi, emicrania, talora coliche epatiche e renali, nei soggetti gia’ affetti da calcolosi. Sempre lo scirocco puo’ peggiorare disturbi cardiaci e celebrali nei soggetti arteriosclerotici.

Sempre in Italia la tramontana e’ in grado di procurare molti disturbi: crisi asmatiche, disturbi circolatori e insonnia, pelle secca e prurito. L’eccessiva umidita’ e gli sbalzi di temperatura possono indurre irritabilita’, pessimismo, sudorazione, calo della pressione, mal di testa e disagio.

Un vento violento, molto frequente nelle Alpi, provoca la “sindrome del Fhon”, i cui sintomi compaiono anche 24 ore prima dell’arrivo del vento. Ipotensione arteriosa, minore capacita’ di concentrazione, irritabilita’, ansia, vertigini, fra le avvisaglie piu’ comuni.

La “sindrome del vento dell’est” sembra invece interessare i soggetti gia’ neurolabili, che avvertono disturbi gia’ fino a 24 ore prima che soffi il vento. Ci sono poi anche le sindromi dei periodi temporaleschi, e le sindromi del fronte ciclonico, con sintomi simili ai precedenti, che si manifestano improvvisamente all’ avvicinarsi del fronte, e altrettanto rapidamente scompaiono appena transitata la perturbazione atmosferica.

La Sad (Seasonal affective sindrome) si manifesta principalmente nel passaggio dall’inverno alla primavera con una spiccata depressione del tono dell’umore, caratterizzato da fasi alterne di depressione ed eccitazione, depressione in autunno-inverno ed eccitazione in primavera-estate”. Nei paesi scandinavi è per esempio assai diffusa la Sindrome depressiva, soprattutto nei mesi autunno-invernali, con notevole incidenza di suicidi rispetto alla media europea.